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lunedì 20 settembre 2010

Assignment 4, coda: social networking

Per questo assignment ho scelto in modo casuale due social network dalla lista e ho iniziato a esplorarli. Prima sono entrata su Ibibo, un social network indiano, che offre una grande varietà di applicazioni. La prima cosa che ho notato è quella di potervi accedere con l'account di Facebook, il che fa notare quanto esso sia ormai diventato il social network più universalmente diffuso. Oltre a poter scaricare musica, foto ecc., ho notato che soprattutto vi si possono trovare giochi di ogni tipo, da quelli di ruolo ai cosiddetti "talent games", come ad esempio iFresh, dove si può mostrare le proprie foto e il proprio profilo e magari aquistare un pò di popolarità. Il secondo che ho visitato è stato MyLife, un social network fondato nel 2002 da Jeffrey Tinsley, dopo che ebbe incontrato quella che sarebbe stata sua molgie a un ritrovo delle superiori. Come c'è scritto nell'homepage del sito, MyLife serve a trovare persone, come amici o compagni di scuola, che magari non rivediamo da molto tempo e non sappiamo più come rintracciare. Oltre che creare un account, puoi direttamente cercare chi ti interessa inserendo nome, cognome ed età, per vedere se è iscritto al social network. Per avere altre informazioni devi crearti un account e a quel punto puoi sapere tutto, anche indirizzo e numero di telefono! Può essere uno strumento utile, ma non so poi fino a che punto sia rispettata la privacy di una persona.

sabato 18 settembre 2010

PubMed: comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che comprende tutti quegli aspetti di uno scambio comunicativo non concernenti il livello puramente semantico del messaggio, ossia il significato letterale delle parole che compongono il messaggio stesso. Uno studio condotto nel 1972 da Albert Mehrabian ("Non-verbal communication") ha mostrato che ciò che viene percepito in un messaggio vocale può essere suddiviso in: movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali) 55%; aspetto vocale (volume, tono, ritmo) 38%; aspetto verbale (parole) 7%. L'efficacia di un messagio dipende quindi solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto e il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato pesantemente da fattori di comuniazione non-verbale. Il saper interpretare anche quei messaggi che non sono espressi esplicitamente con le parole è importante in molti aspetti della professione medica e nel rapporto con pazienti affetti da alcune patologie in particolare. Ho trovato alcuni esempi su PubMed:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/portal/utils/pageresolver.fcgi?recordid=1284800049824218
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/portal/utils/pageresolver.fcgi?recordid=1284800611585835
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/portal/utils/pageresolver.fcgi?recordid=1284800792865796

Assignment...non numerato: saper ascoltare...

"Ascoltare" non significa ovviamente solo usare l'udito, ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intensioni, ma il mondo è pieno di persone che ascoltano soprattutto se stesse e passano tutta la loro vita a coltivare un "se" immaginario che cercano di imporre al prossimo. Il problema è che spesso ci riescono, perchè c'è anche nella natura umana il desiderio di essere "seguaci", di accordarsi a qualcun altro, che è molto più facile che sforzarsi di pensare con la propria testa. Così chi parla più forte ha ragione, anche se non sa quello che sta dicendo. Il risultato è che si può coesistere, perfino convivere, senza mai capirsi o avere alcuna vera comunicazione. Personalmente nell'ambito universitario non mi sento affatto ascoltata e di conseguenza neanche spronata a dire qualcosa. Vedo l'università più come una grossa bestia da sconfiggere, con tutti i suoi esami da superare e i suoi crediti da ottenere, che come un'istituzione che ti coinvolge al suo interno, di cui puoi entrare a far parte.

venerdì 17 settembre 2010

Coffee and Cigarettes è un film indipendente del 2003 scritto e diretto da Jim Jarmusch, composto da 11 cortometraggi, girati in periodi diversi, aventi come tema comune il momento topico del caffè e della sigaretta. Il progetto iniziale risale al 1986 quando gira sei minuti, intitolati semplicemente Coffee and Cigarettes, con Roberto Benigni e Steven Wright. Tre anni dopo arriva il secondo corto dal titolo Coffee and Cigarettes-Memphis Version con Steve Buscemi e nel 1993 vince addirittura la palma d'oro del cortometraggio a Cannes con il terzo episodio intitolato Coffee and Cigarettes-Somewhere in California in cui recitano Iggy Pop e Tom Waits. Pensati per funzionare da soli, e per costruire un'opera sempre aperta, il regista ha deciso (in seguito al successo ottenuto con il terzo episodio) di realizzare in tutto una dozzina di episodi e unirli in un lungometraggio. Jarmusch ci mostra un mondo in bianco e nero, a scacchi, dove una galleria di personaggi improbabili, e forse per questo così umani, seduti ad un tavolo sorseggiano caffè e fumano sigarette spaziando in discussioni che toccano gli argomenti più disparati. Dai ghiaccioli al caffè, alla Parigi degli anni ’20, dai complotti sulla morte di Elvis a Gianni e Pinotto, e poi le invenzioni di Nikola Tesla, gli effetti nocivi e devastanti del fumo, l’uso della nicotina come insetticida, i cambiamenti di atteggiamento di una persona divenuta ricca e famosa. I personaggi si muovono in un’atmosfera sospesa e rarefatta come le multiformi e affascinanti spirali di fumo che si innalzano verso il soffitto, in cui chi parla e chi ascolta sono ugualmente immersi senza la minima possibilità di apparire veritieri: in un tale magma di densissima rilassatezza discutere di qualsiasi cosa si trasforma in pura propensione al ciarlare, anche se i loro gesti e le loro espressioni lasciano spazio a un universo di significati non espressi. Per questo per me questo film è un esempio di come a volte ciò che non è detto ha molto più sigificato di ciò che è detto.